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Gabriel e il mostro




PRESENTAZIONE

Nel marzo del 2009 Ho partecipato quasi per gioco al Concorso Letterario Nazionale dedicato al filosofo Fortunato Pasqualino. Trovandomi di fronte allo schemo bianco che aspettava di essere riempito dalle mie parole messe in fila, ho voluto provare ad abbandonare il genere umoristico che di solito prediligo, per cimentarmi su una storia che affrontava due dei maggiori mali dei nostri giorni: La depressione e il cancro. Una specie di esperimento letterario che è andato oltre ogni rosea aspettativa, il mio racconto ha vinto il primo premio del concorso e provoca uno strano luccichìo agli occhi di chi lo legge. Per volere di Vera Ambra, presidentessa dell'associazione Akkuaria, il racconto vincitore è diventato un libro, che ha mantenuto lo stesso titolo : Gabriel e il mostro.


Un grazie a Salvatore Boccia per l'immagine di copertina.







Il ritrovare se stessi nella fatalità del caso

di Maria Gerace


Con il romanzo Gabriel e il mostro lo scrittore cagliaritano Vittorio Frau mette da parte lo stile umoristico che ha contraddistinto le sue precedenti opere per dar vita a un romanzo dal carattere drammatico e dal sapore amaro, dando prova al lettore della sua grande versatilità. Il libro, vincitore nel marzo del 2009 della prima edizione del Premio Letterario Nazionale in onore del filosofo Fortunato Pasqualino, si presenta nella forma di un doloroso viaggio interiore che il tormentato Gabriel, affetto da un incurabile male e braccato dal mostro della depressione, è costretto ad affrontare per riaffermare se stesso.
Sullo sfondo della vicenda, tratteggiata con tinte sfumate, si delinea la città di Cagliari; una particolare attenzione viene riservata al vecchio pontile e alla spiaggia del Poetto, con la sua sabbia bianca, che accoglie e consola il protagonista nelle fasi di crisi acuta e che, allo stesso tempo, si trasforma in un "portale" aperto sulla dimensione dei propri ricordi. Il personaggio principale intraprende un cammino personale nei meandri della propria mente, nei luoghi in cui la memoria rende incerti i contorni e i volti delle persone amate, ma mantiene vivida la sensazione asfissiante del vuoto originatosi dal dolore, provocato dalla perdita. Costretto a scrutare tra le pieghe della propria esistenza, in cerca di una chiave di lettura risolutiva per una serie di avvenimenti angosciosi che lo hanno segnato profondamente nel modo di rapportarsi agli altri, nonostante un carattere forte e battagliero e una rassegnata propensione verso l'accettazione della propria condizione, Gabriel è messo a dura prova dagli attacchi subdoli del mostro. Il male oscuro, altro appellativo attribuito al proprio avversario, si annida nella sua testa pronto a manifestarsi negli attimi lasciati vuoti dall'azione; si insinua tra le pieghe della sua quotidianità, delle sue debolezze, riempie e colma i vuoti. Gabriel combatte per non lasciare libero alcuno spazio in cui possa agire il suo nemico, prova persino a "riempire con il fumo ogni pausa della giornata" pur di sfuggirgli, per non essere sottomesso e piegato nella volontà e nella determinazione delle proprie scelte. La sua mente agitata precipita in un vortice senza fine, vittima di un vero e proprio "sequestro emozionale" che lo rende preda di un'incontrollabile paura di morire, comune negli attacchi di panico, e del terrore della prospettiva stessa degli attacchi futuri. "Pensi […] che non ci sarà alcun risveglio" spiega Gabriel, che cerca rifugio nei luoghi che possono recargli conforto e donargli la pace interiore, consentirgli di ristabilire un equilibrio precario, continuamente minacciato e spezzato nello spazio di un istante. Il tempo si condensa in un'unità in cui passato, presente e, inaspettatamente, futuro, si incontrano, svelando al lettore una nuova dimensione umana del protagonista. Nel dipanarsi della trama è possibile scorgere il rifiuto di nominare il mostro col proprio nome e, dunque, di presentarlo nella sua veste ufficiale. La vicenda dell'uomo Gabriel ci viene narrata in terza persona dall'autore. Con grande coraggio, Frau ha utilizzato uno stile semplice e diretto per raccontarci una circostanza che altro non è che la messa in scena di un dramma umano. Le problematiche trattate nel libro analizzano due condizioni che sono comuni a un numero, sempre più crescente, di individui del nostro tempo: cancro e depressione, entrambi malesseri in grado di fiaccare lo spirito e il corpo in maniera indelebile. In modo particolare, l'autore si sofferma sulla modalità di reazione del sesso maschile di fronte all'evento tragico: l'uomo in quanto tale, secondo un'atavica concezione, sembra essere colui che deve affrontare con distacco la circostanza della crisi, dimostrandosi forte a tutti i costi. Abbandonare tale visione significherebbe liberarsi, innanzitutto, di quegli schemi fissati a priori senza alcuna fondata corrispondenza reale ed eviterebbe tutta una serie di squilibri scaturiti dall'impiego di una reazione emozionale non adatta all'evento traumatico in atto. Nella prima parte del volume ci viene presentato il mondo interiore di Gabriel e, senza giri di parole, la condizione irreversibile in cui egli versa. La caratterizzazione del personaggio principale è precisa e altrettanto immediata. "Sono un uomo solo e felice di esserlo", afferma con forza Gabriel, nella piena convinzione di poter bastare a se stesso. In uno dei frequenti flashback viene messo in risalto un atteggiamento schivo attraverso la descrizione fornitaci del rapporto speciale che il protagonista ha avuto con il proprio cane Rufus; quello che Gabriel prova nei confronti dell'animale è un amore assoluto, indiscriminato, candido, che rimarca ancor più la distanza che egli frappone fra sé e i propri simili. Un certo pessimismo cosmico contraddistingue il suo personaggio che rifacendosi a un'affermazione del filosofo Schopenhauer cita: "Chi non ha mai posseduto un cane, non può sapere che cosa significhi essere amato". Il nastro della sua memoria salta, a volte si inceppa, su una figura o sull'altra del proprio passato.
Nella seconda parte del libro, con grande stupore del lettore, Frau ci travolge con un incessante susseguirsi di eventi che porteranno l'uomo, provato e disilluso dalla vita, ad aprirsi alla speranza che un futuro possa esserci anche per chi è ormai al capolinea della propria vita. In un'appassionante successione di avvenimenti e d'incontri casuali, nuovi orizzonti si schiuderanno allo sguardo impressionato del recalcitrante Gabriel, nell'ultimo atto della propria vicenda umana.
Maria Gerace

SINOSSI



Gabriel scopre di avere un male incurabile in stato avanzato.
Affronta la sorte con lo spirito di rassegnazione che da sempre ha accompagnato la sua esistenza. Non sa ancora che la sentenza di morte scritta all’interno di quella grande busta gialla non è nulla in confronto alla più tremenda battaglia che un essere umano possa trovarsi a combattere: quella contro il
male oscuro che, poco tempo dopo, pianterà con forza le unghie dentro alla sua mente, come un vero e proprio “mostro” dalle mille facce che agisce a monte delle sue emozioni, rubandogli per sempre tutti i colori della vita. Gabriel non vuole arrendersi, sa che presto il male che ha iniziato a divorare i suoi polmoni lo porterà via, ma ha un solo desiderio: andarsene con dignità, all’aria aperta e non in un letto d’ospedale.



BOOKTRAILER




Qualche brano qua e la...








Capita a tutti d'immaginare il paradiso, sognarlo e idealizzarlo quasi come un luogo reale in cui trovare pace e serenità. Gabriel ha sempre creduto che il suo sarebbe stato una sterminata spiaggia bianca, deserta, con al centro un vecchio pontile di legno che si perde all'orizzonte, un luogo in cui il silenzio è rotto solo dal grido dei gabbiani e dal rumore delle onde che s'infrangono sulla battigia...







... Rufus era seduto sulla spiaggia, felice, con le zampe e il muso sporchi di sabbia. Dietro ad esso un'onda, catturata proprio nell'attimo in cui s'infrangeva trasformandosi in schiuma bianca. Chissà, forse proprio la grande nostalgia di Rufus, l'eterno groppo alla gola che lo assaliva ogni volta che posava gli occhi su quella foto, lo aveva portato a immaginare il paradiso come una grande spiaggia bianca, nella quale ricongiungersi con il pezzo di cuore che aveva seppellito tanto tempo prima insieme ad un vecchio collare marrone.












"Hai già finito il disegno, Gabriel?" chiese lei con voce gentile mentre aggiungeva un'altra camicia alla montagna di roba che aveva appena stirato. La sua mente, che in quel momento percepiva le cose attraverso il velo magico che sta davanti agli occhi ingenui di un bambino, si posò su un foglio quadrettato dipinto con colori vivaci. La matita che teneva tra le dita riempiva di rosso il tetto di una casa gialla, sullo sfondo alcune colline marroni, ricoperte di alberi tutti uguali...








... La sala d'aspetto era piuttosto angusta, al centro un tavolino di vetro era stracolmo di riviste sparse qua e là in maniera disordinata. Gabriel si sedette sull'unico divano della stanza, appoggiato a una parete sotto un grande quadro che raffigurava un manichino con la testa scoperchiata, all'interno della quale erano visibili dei diavoli che si contorcevano tra le fiamme...

















... Quel giorno il vento sferzava il mare con violenza inaudita. I gabbiani, in alto, restavano immobili nell'aria, tenendo ferme le grandi le ali aperte, sorretti soltanto dalla forza del vento. Lui e Piero stavano al riparo di un casotto solitario, che sembrava fuggire dalle file ordinate su cui erano disposti gli altri. Tutto intorno la sabbia finissima, candida e impalpabile, mulinava e si tuffava nel mare, che l'avrebbe riportata a riva quando il vento sarebbe cambiato...













... Gabriel continuò ad andare sulla spiaggia, giorno dopo giorno e, ogni mattina, trovava una donna immobile in riva al mare, con al collo un foulard agitato dal vento, che non si arrese fino a quando il tempo ebbe pietà di lei e le consentì di raggiungere suo figlio, senza che lui trovasse mai il coraggio di parlarle...






… e il colore della spiaggia cominciò a cambiare, diventando di un bianco candido, irreale; l'acqua, immobile e azzurra come il cielo, rifletteva la nuvola rosa disegnata dal volo dei fenicotteri...





Richiedi copia del libro a: libri@akkuaria.org









Commenti dei lettori





MARIA MANTEGA

"Gabriel e il mostro" è il primo tra i libri di Vittorio Frau che mi è capitato di leggere. E mai avrei immaginato che il suo solito genere fosse invece divertente ed ironico. In "Gabriel e il mostro" colpisce la descrizione che Vittorio fa degli stati d'animo del protagonista. Emozioni e sensazioni ci vengono trasmesse quasi come se le vivessimo personalmente. Gabriel vive la sua inesorabile malattia tra i ricordi e il presente che comunque non rinnega. Riesce a vivere con intensità ogni attimo della sua vita sino alla fine. Una fine che arriva poi dolcemente al di là di ogni previsione, lasciando nel lettore una forte emozione. E in me pure una lacrima tra le ciglia.

PIA DEIDDA

Romanzo forte, lacerante, sospeso fra pessimismo cosmico e speranza, fra realtà e surrealismo, questo “Gabriel e il mostro” di Vittorio Frau. Accompagnare Gabriel in queste intense e incalzanti pagine, dove si dispiega e prende via via forma il dramma umano da lui vissuto, porta inevitabilmente a confrontarsi con l'immenso dolore di due terribili malattie: il tumore e la depressione. Gabriel è anche uomo che mette a nudo la sua solitudine e la difficoltà di comunicazione: altro male diffuso nella società umana. Il protagonista compie un percorso interiore e rivede errori e mancanze della sua vita passata. Il tutto in una narrazione costituita da un ritmo serrante - senza la sosta e il respiro dati da eventuali intervalli dei capitoli - da leggere tutto in un fiato sospeso, pur sapendone già dall'inizio la triste verità finale.
E' un romanzo che permette di conoscere la reazione al male da parte di una mente tutta maschile: una percezione da altro punto di vista, dunque, dove si intravvede la personalità molto sensibile dello scrittore che si cela dietro queste pagine. Vorrei solo dire ai lettori di questo bel romanzo e che eventualmente combattono uno dei due mali che essi possono vincerlo grazie alla medicina, alla forza interiore e alla voglia di vivere. Il romanzo è visione metaforica del male di vivere.

PIER PAOLO SADERI

Gabriel e il mostro. E’ un libro che emoziona, commuove e coinvolge. La storia ti afferra e non ti lascia più fino alle ultime pagine; il protagonista diventa il tuo migliore amico e, come a tutti gli amici, non è facile dire addio. Senza ombra di dubbio, un libro bellissimo!
Ho letto di un fiato il tuo libro (Gabriel e il Mostro), in un giorno,dedicandoci i pochi minuti liberi che ho nell arco della giornata..Maria (Mantega) sempre mi diceva del tuo gran talento..si sbagliava...esso è superiore a quello che lei mi diceva!! E un ottimo lavoro il tuo ..veramente bello..con 2 perle..la descrizione della prima crisi di panico,che è agghiacciante nella sua crudezza e tragico realismo e la fine con la morte cosi poetica e dolce ,quasi liberatoria per un uomo dall animo cosi tormentato!! Ad essere pignoli sino in fondo,perdona la mia franchezza,la figura troppo energica del protagonista che mal si concilia in un uomo in quelle condizioni di salute,a mio parere troppo caricata..ma come dicevo e solo pignoleria ed io sono un ristoratore non un critico!!!!!!..cmq veramente complimenti per il tuo lavoro..veramente bravo..ed e bello vedere che esistono autori come te e la stessa Maria che con pochi mezzi e tanto talento riescono ad ideare racconti cosi belli...

MARIA MOI

Vittorio hai ucciso l'uomo della mia vita!!!! Ho sperato sino all'ultimo ke succedesse qualke miracolo............non ti xdonero' MAI.. Sai alla fine ho avuto un incontro empatico con Daria.... l'avrei voluta con lui.. li sulla spiaggia a tenergli le mani.. a dargli un'ultimo bacio...e invece, accompagnato da Carlo, ke , in lacrime, lo lascia li', porc... ho pianto x mezz'ora... ah quest'animo troppo sensibile.... io niente corazza .. uffi...MERAVIGLIOSO il tuo racconto............mica è finita qui!!!!! vedrai..commentero' tutti i passaggi ke mi hanno colpito.... se non ti disturbo. Maria MoiVittorio hai ucciso l'uomo della mia vita!!!! Ho sperato sino all'ultimo ke succedesse qualke miracolo............non ti xdonero' MAI.. Sai alla fine ho avuto un incontro empatico con Daria.... l'avrei voluta con lui.. li sulla spiaggia a tenergli le mani.. a dargli un'ultimo bacio...e invece, accompagnato da Carlo, ke , in lacrime, lo lascia li', porc... ho pianto x mezz'ora... ah quest'animo troppo sensibile.... io niente corazza .. uffi...MERAVIGLIOSO il tuo racconto............mica è finita qui!!!!! vedrai..commentero' tutti i passaggi ke mi hanno colpito.... se non ti disturbo.

LINA BRAU

In assoluto mi è piaciuto Gabriel, non solo perchè così si chiama il mio delfino, a distanza di giorni lo sento ancora dentro e mi colpisce, grazie Vittorio.

STEFANIA LASTORIA

Ciao Vittorio, ho appena finito di leggere il tuo libro divorandolo con curiosità ed entusiasmo. Dire che sei un abile e magistrale scrittore è dir poco. Sai come coinvolgere il lettore in un susseguirsi di suspance, avvenimenti imprevedibili e commoventi. Un libro toccante, che fa riflettere. Dunque un mio lungo, interminabile applauso.

GIULIA AMALTEA PASSINO

Ciao Vittorio, ho appena finito di leggere "Gabriel e il mostro" e volevo complimentarmi con te, lo sviluppo del personaggio è interessantissimo e la conclusione...più che commovente. Davvero complimenti! Volevo chiederti se fosse possibile avere il racconto da cui hai sviluppato l'intera storia!
Un abbraccio

MARIA LETIZIA MUSU

Gabriel e il mostro. E’ un libro che emoziona, commuove e coinvolge. La storia ti afferra e non ti lascia più fino alle ultime pagine; il protagonista diventa il tuo migliore amico e, come a tutti gli amici, non è facile dire addio. Senza ombra di dubbio, un libro bellissimo!

LORETTA CARBONI

Ho ultimato di leggere il libro "Gabriel ed il mostro".......un'unica parola......MERAVIGLIOSO!!!!!!!!
Io non conosco gli altri tuoi libri ed il tuo modo di scrivere ma questo è veramente molto bello. Il personaggio di Gabriel è molto intenso ed ho sentito miei molti dei suoi pensieri.
Una storia che ti lascia un segno ed anche ti invita a riflettere.
Grazie!!!!


ROSARIA VICINANZA

Ciao Vittorio, ti volevo solo dire che ho finito, finalmente, di leggere il tuo libro. Ci tenevo a farti sapere che mi è piaciuto e lo consiglierei volentieri.Sai, ti confesso che ci ho messo tanto a finirlo perché sono un tipo un po' ipocondriaco, che si lascia prendere dalle malattie degli altri, non so se mi riesco a spiegare bene, comunque se uno sta male, il giorno dopo ho lo stesso problema, o almeno me lo sento addosso anch'io :-))
Bravo Vittorio, hai messo su , un personaggio davvero speciale, Gabriel ,che rappresenta un vero eroe, in tutti i sensi. Ciao, aspetto con ansia il tuo prossimo libro dal genere drammatico e...mi raccomando il finale.... FACCI SOGNARE ?

LILIANA ZANNIN

Carissimo Vittorio ( scusa x la confidenza) ho finalmente letto il tuo "Gabriel..." mi dicesti, che ti avrebbe fatto piacere avere una mia opinione.Io nn sono una critica, ma nel mio piccolo ti dò la mia risposta. Innanzitutto ho iniziato la lettura, alle 23 pensando di arrivare a metà, e tenere il resto, per l'indomani. Non ho potuto lasciarlo e alle 3.20 l'ho terminato.Ti dico che ho amato Gabriel subito, ho vissuto con Gabriel ogni attimo, della sua disperazione, e depressione.Ho passeggiato con lui, sulla spiaggia, con lui, mi sono seduta sul pontile.Che dirti Vittorio,ho chiuso il libro, con un nodo in gola e le lacrime agli occhi.Solo chi ha vissuto in prima persona, col "mostro" può capire il tuo racconto. Io sono una di queste! Spero di averti esternato, con queste poche parole, la mia ammirazione e per la tua sensibilità, e per il tuo grande cuore.Liliana. Un abbraccio.

SARA ROTA

Attraverso questo libro l'autore Vittorio Frau ci porta nella vita di Gabriel.
Il protagonista del romanzo è una persona che ogni giorno deve lottare con un male incurabile e contro il cosiddetto "mostro" che gli attanaglia i pensieri e non lo aiuta certo a vivere meglio. Fortunatamente Gabriel non ha un carattere debole e nonostante sappia quant'è poca la vita che ha innanzi, non intende lasciarsi morire tra le mura di un ospedale.
E' così che Gabriel va alla ricerca di sua sorella e di colui che ha reso la sua vita, soprattutto da piccolo, un eterno dolore. Il protagonista preferisce comunque vivere il suo male nella quasi totale solitudine per non arrecar dolore a coloro che lo amano e che ama.
"Gabriel e il mostro" è un libro scritto con semplicità, dall'animo struggente, colmo di emozioni e d'un finale che non mancherà di far luccicare gli occhi anche al lettore meno emotivo.
Davvero una bella soddisfazione per Vittorio Frau, abituato a scrivere in chiave umoristica.

MASSIMO BARONE

Ciao Vittorio dopo Cell generation, ho finito di leggere "Gabriel e il mostro". Una lettura di una profondità incredibile. Sai, ho avuto la sensazione di leggere una di quelle storie di gladiatori che sanno che presto, lungo la strada che stanno percorrendo, andranno incontro alla parola fine; eppure nonostante tutto si animano di "coraggio", un coraggio verso il prossimo, verso i più deboli, un coraggio che va contro i soprusi di ogni tipo. Un coraggio che fa dimenticare la propria condizione. Un coraggio che somiglia molto più alla parola "amore". Forse quello stesso amore che non ha mai ricevuto, o che non ha mai saputo dare altrimenti. Nella storia di Gabriel ho visto la storia di tante persone, di tanti "gladiatori" pressochè sconosciuti, che lottano contro il male...e non solo contro il proprio male; forse ancor di più contro il male che affligge sempre più chi sta vicino a loro. Ho visto tanto altruismo, nella storia di Gabriel, tanta voglia di non lasciarsi andare malgrado tutto. Tanta voglia di salvaguardare tutto ciò che abbiamo costruito, al di là di ciò che la vita, questa pazza vita, gli ha riservato.
Grazie per avere scritto questo racconto così toccante. Credo siano pochi, pochissimi, quelli che, sfogliando il tuo libro, pagina dopo pagina, abbiano saputo trattenere le lacrime

LAURA VARGIU

"Capita a tutti d'immaginare il paradiso, sognarlo e idealizzarlo quasi come un luogo reale in cui trovare pace e serenità. Gabriel ha sempre creduto che il suo sarebbe stato una sterminata spiaggia bianca, deserta, con al centro un vecchio pontile di legno che si perde all'orizzonte, un luogo in cui il silenzio è rotto solo dal grido dei gabbiani e dal rumore delle onde che si infrangono sulla battigia". Con queste parole inizia "Gabriel e il mostro", romanzo scritto dall'autore cagliaritano Vittorio Frau. È la storia di un uomo introverso e "incapace di sorridere", Gabriel appunto, che all'improvviso scopre di avere un tumore ai polmoni, oramai in stato avanzato. Nessuna possibilità di salvezza, nessuna lotta da compiere: gli resta soltanto la consueta rassegnazione con cui affrontare la nuova prova che la vita gli ha messo davanti. Ma, poco tempo dopo, c'è anche la scoperta di un altro male, più subdolo e meno prevedibile, che "lo aggrediva in silenzio, stritolandogli l'anima e cambiando il colore delle cose": è il "mostro", come lui lo chiama fin da subito, ovvero la depressione, il cosiddetto male di vivere, qualcosa di terribile ed enormemente più forte di tanti nemici in carne e ossa messi insieme. Paradossalmente, la malattia che sta consumando Gabriel all'interno passa per lui pressoché in secondo piano rispetto al "mostro" e tutti i suoi sforzi sono diretti a neutralizzare quest'ultimo. A segnare gli ultimi mesi di vita del protagonista anche tanti ricordi e il riemergere di una storia familiare così dura da fargli male persino a distanza di tanto tempo. C'è però un terzo grande protagonista che s'accompagna agli altri due: la solitudine, immensa, a tratti insopportabile. Essa, seppure spesso cercata di proposito, finisce per pesare come un macigno su Gabriel che negli anni ha lasciato andar via uno dopo l'altro quasi tutti gli amici e due grandi amori, uno dei quali proprio durante i suoi ultimi giorni. Sullo sfondo della toccante vicenda umana la penna di Frau tratteggia la città di Cagliari che sfuma tra i colori del mare e della spiaggia del Poetto e il rosa dei fenicotteri che fanno ritorno al tramonto verso lo stagno di Molentargius. Un bel romanzo che affronta con decisione e grande profondità i temi della malattia e della solitudine; una lettura delicatamente scorrevole che induce a riflettere sui rapporti umani e sul senso dell'esistenza non sempre facile da comprendere.

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